Senza titoloSono un pessimista nato e dopo svariate disavventure, appena sento puzza di merda mi tappo il naso e indosso le mutande di latta. Stavolta non serviva, mi dici, e continuo a sorridere e ad amare... Sognare... Volare... Nuotare... Veleggiare... Urlare... Fa un freddo becco e non riesco ad essere ottimista. Dopo i giorni passati sotto un sole stupendo, adesso forse sono un po' depresso. Chissà...
But... Ti sento sempre più lontana e a fatica trovi tempo per me. Non sono i chilometri che ci separano ma costellazioni, onde e venti. Respiravo dall'ossigeno che soffiavi dolce nella mia anima e ora annaspo senz'aria. E' come se le bombole fossero vuote. Sorrido, mi ostino ad amarti ma... but... Chiglia corta o chiglia lunga? Non dovrò manovrare a motore in porti lontani, quello che cerco è nell'acqua e se da solo ci dovrò andare, probabilmente sarà un chiglia lunga armato a ketch. Questa notte il cuore mi implode nel petto senza trovare un nulla dove scomparire...
Mistral
Urla immani sventrano questa notte francese. Ieri soffiava il maestrale e qui, come in ogni altro porto, significa rumori sinistri ovunque. Io li adoro. Non riesco a dormire così bene se non quando la pioggia e i tuoni tempestano la barca ad Amsterdam. Rimarro qui ancora un mese e poi continuerò a lavorare su Tweebeen, il catamarano che ora si trova in Olanda.
Sono felice. Amo la vita, Petra e i ragazzi. Non c'è altro...
Riflessioni post Verdicchio Vorrei scrivere di come mi sento in questa barca, di come sorrido a guardare Petra seduta in terra di fronte alla stufa, di come amo l'odore della camera da letto sotto il pozzetto, di come facciamo l'amore stringendoci tra le dita, di come mi sento quando dal vecchio grigio teak zuppo di salsedine riesco a tirar fuori il rosso del legno, di come le mie dita riescano a sentire... Vorrei farlo ma no. Mi sento triste e felice. Amo essere così, malinconico e con dolce musica alle orecchie. Lei è fuori a cena con un'amica e tra poco tornerà da me ma io dormirò, che ho da solcare oceani con la mia barca immaginaria e le condizioni non saranno rilassanti, me lo sento. Sento che le sue labbra si poseranno per un istante sulla mia schiena e poi mi abbraccerà per dormire vicini... Anche se in realtà è più probabile che mi svegli emettendo rumori strani tra stomaco e laringe (le donne non ruttano, fanno solo un po' di rumore perché han mangiato e bevuto troppo!) per poi infilarmi i piedi gelati tra le caviglie... Vado! Gli oceani da solcare mi aspettano o magari prima mi bevo un altro bicchiere di verdicchio... Yuk
Sirene e Muse  Oceano, mare, bianca schiuma... Spesso capita che mi fermo a pensare al come abbia potuto trascorrere più di otto anni tra i monti degli Appennini, abbandonando il mio mare. Come ho potuto resistere alla mancanza dell'odore del sale? Boschi, rocce, torrenti, fiumi, laghi, lupi, orsi, aquile, camosci, cervi, volpi... Umani... E non solo... L'attrazione per quei luoghi è stata fortissima, quasi da non poter resistere; è risaputo ormai, non son tipo da resistere alle tentazioni ma quella per la natura abruzzese, beh quella è stata davvero un'attrazione forte. Sono quasi certo che in quei boschi, oltre ad Elfi e Fate ci siano anche delle Sirene. Chissà se esistono le Sirene d'acqua dolce? Se si, devono per forza essercene nello Scerto, piccolo torrente della Camosciara. Quel luogo dove ero solito sedere sui sassi circondato dall'acqua in movimento, quel mistico luogo chiamato Fucicchia. Sono quasi certo sia stato il canto delle Sirene a stregarmi, trattenendomi fino a farmi dimenticare i benefici del mare. Ora è diverso, il mio sangue è tornato ad essere salato e scorre nelle vene come le correnti oceaniche sottomarine che contrastano le immense masse d'acqua ma... C'è sempre un ma, perchè la mia nave non ha mai naufragato nei lidi delle Sirene; tranne forse anni fa, nel lido di quella ex-moglie psicotica dai fondali però non troppo pericolosi. Robetta da niente per una nave vichinga di antica fattura... : ) Alla fine tutto si è risolto per il meglio e la nave ha ripreso a navigare, incontrando nuovi canti, nuove Sirene, nuovi orizzonti, albe e tramonti... E un nuovo amore, di una dolcezza inenarrabile. Ora, qui ad Amsterdam il clima sta cambiando e in questi ultimi giorni di sole (chiamasi pessimismo meteorologico) la temperatura va abbassandosi radicalmente. Bene così! Ci siamo resi conto che il tetto della barca non ne poteva più, così lo sto rifacendo e questo sole mi aiuta non poco. Abbiamo comprato l'isolante, il legno e l'epoxy per lo strato finale ma come al solito cincischiamo intorno al colore del legno, ai dubbi tecnici, ai pareri dei nullasapienti nonché nullafacenti (Amsterdam ne è piena) e il naufragio tra i "se" ed i "ma però" è alle porte, così riprenderò i lavori lunedì al ritorno dall'Italia per il Battesimo di Lucrezia e nel frattempo sto costruendo una parete divisoria per i ragazzi in modo da dargli due camerette singole; non pensavo che a dodici anni si potesse essere così "cool" (devo parlare come loro altrimenti mi tagliano fuori) e pieni di segreti... : ) Sto pensando di lasciare il lavoro al cantiere navale per aprire un mio atelier da proporre all'utenza gemellato all'atelier di Petra. L' arte che ho depositato in Camera Obscura negli anni scorsi potrebbe essere un buon inizio, riversando ogni singolo post in sculture di legno e custodendo poi i colori sotto strati di resina epossidica e poi... Nuove foto, nuovi pensieri, nuovi lavori e poi... Ci fermeremo ad Amsterdam per un tempo più lungo del previsto. Probabilmente fino alla saturazione del mio odio per questo clima. Ho trovato un secondo lavoro davvero ben pagato e con quei soldi sto comprando tutti gli attrezzi ed utensili necessari per partire e in più, ad ottobre, inizierò da solo i lavori di restauro di Tweebeen, un catamarano a vela di 19 metri con gli scafi completamente in legno. Il canto delle Sirene mi trasforma in grillo e così, salterò da un lavoro a un altro, baciando le idee che la mia mente mai si stanca di propormi, sperando nella fertilità di queste lande tanto infelici per il clima quanto rassicuranti per le potenzialità economiche. E mentre scrivo di Sirene, il corpo della mia Musa ispiratrice giace qui, accanto al mio, entrambi stanchi per il piacere ma appagati dal rituale del caffè a letto insieme. Suppongo stia dormendo di nuovo mentre scrivo, così i polpastrelli delle mie dita percorrono lenti la sua schiena ad onorare l' eterna promessa d'amore. Schiena, fianchi, seni caldi sotto la trapunta... La sua pelle mi inebria l'anima ed offusca la mente, è una droga potente, come il canto di una Sirena. Non mi curo del narrato Ulisse di Itaca, non sono mai stato capace di seguire i consigli dei saggi, così non mi farò legare all'albero della nave da marinai che non ho, sono un solitario nel mio navigare interiore così vago in questa vita all'abbandono emotivo, perché le Sirene non sono malvagie e non hanno mai distrutto la mia nave. Questo è un segreto che vale tutto l'oro del mondo. Non sono mai stato capace di resistere al canto delle Sirene. Io. © immagine Zena Holloway
Love you
Amavo nuotare sott'acqua...
La nuova vita procede bene, talvolta intrecciando a più riprese quella passata, abbandonata e quasi rinnegata. Siamo di nuovo ad Amsterdam dopo un mese passato in Italia tra i luoghi che amavo. I ragazzi sono felici perché sono riuscito a mantenere quasi tutte le promesse fatte durante la primavera e così abbiamo scalato il Corno Piccolo al Gran Sasso e, sorpresona, sono riuscito a portare in vetta anche Petra che soffre di vertigini. Sono due ragazzi meravigliosi e sanno amare la natura con rispetto e dignità; la maestosità delle pareti di roccia li eccitava ed intimoriva contemporaneamente, il che ci ha aiutato a richiamare la loro attenzione sulla sicurezza. Legarsi insieme alla corda è stato particolare, molte altre volte mi son ritrovato in cordata con "altri", semplici conoscenti o compagni di corda ma con loro, se possibile, è stato di più, unico. Mi è sembrato di recuperare i nove mesi vissuti dalla madre con loro in grembo e d'altronde con i nostri giochi, sport, sorrisi, affetti e intese mi è sembrato di recuperare anche gli anni da loro trascorsi con l'altro padre, quello che "non c'era mai" o che "non giocava mai con noi". Adesso il cammino è un po' più facile di prima e il nuovo ruolo intrapreso mi diverte e talvolta sorprende; caos di emozioni e sentimenti, vago nel buio annusando odori emotivi che mi guidano verso il bello; e così viviamo tanto gli strazianti arrivederci settimanali per l'appuntamento col "vero" padre, quanto le fantastiche gare di rutti nel bagno dei maschi In campeggio a Vieste. E che dire dell'acqua, stupefacente e socializzante acqua. Insieme tutti e tre, Roman, Rikke ed io, sott'acqua in piscina a fare esercizi di compensazione per l'apnea da provare nel mare e poi... E poi succede che ti arriva il Maestrale, tre giorni di vento e onde come ai bei tempi... E poi succede che in preda all'adrenalina ti senti dire "guarda Roman adesso esco in surf e giro un looping"... Vado, il vento è buono e l'onda è laggiù che monta, supero per miracolo il casino di onde caotiche che frangono vicino la spiaggia; Roman è in spiaggia che guarda con Rikke e la madre; sono qui da solo in planata verso un trampolino di oltre due metri. Eccola, l'onda è bellissima, l'albero della vela è lungo quattro metri e trenta, per girare devo volare alto.... Vaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!! Sono in aria adesso, altissimo. L'onda è passata e va verso riva ed io volo e giro all'indietro, l'albero non ha preso l'acqua, i miei piedi sono a più di sei metri mentre la testa guarda dietro e giù, dove la tavola entrerà in acqua. "Guardate ragazzi, guardate che looping!!!". Tutto blu intorno a me, l'ingresso in acqua e stato troppo violento e ho perso la vela dalle mani. Altre volte è successo ma mi rode adesso che i ragazzi guardano. Resto un po' sott'acqua, fino a quando i polmoni iniziano a bruciare e seguo rilassato il movimento del windsurf abbandonato in acqua, preda dell'onda successiva. Torno su, nuotando verso la vela, svuoto lentamente i polmoni dalla bocca mentre le mani mi carezzano i fianchi e i piedi nuotano con regolarità. E' la magia dell'armonia con l'acqua. Non ho mai chiuso gli occhi sott'acqua, neanche da bambino, perché amo quell'ambiente. Amo l'acqua La vecchia vita oggi ha incontrato la nuova. Amavo nuotare sott'acqua E oggi di nuovo... Ancor di più. Moana 39Niente da fare, non dovevo essere io il navigatore del Pionier. Dopo ricerche, controlli, verifiche e incazzature varie, ho dovuto cedere. Non è con me che tornerà a navigare. Tanto per cominciare non si tratta di un Pionier 10 bensì di un Pionier 9 che è più vecchio e più piccolo. Diavoletto sulla spalla: "Fregatene, tanto il prezzo è buono ed in ogni caso è una barca velocissima, vincitrice di molte regate... Fai l'affare! Si si, fallo fallo..." Angioletto sulla spalla: "Si, e poi chi glielo dice a Petra che non ci sono i letti per entrambi i cuccioli?" DSS: "E sti cazzi, c'è il divano per l'altro, tanto vomiterebbe sia nel letto che nel sofà! Ahahaha" ASS: "Angelo pensaci bene, è troppo piccola." DSS: "Ma si ha ragione ASS, lasciala morire laggiù tra quei cadaveri da rottamare" ASS: "Stai tranquillo che qualcun altro si prenderà cura di lei" DSS: "Si e magari ci porta anche fuori a cena di pesce..." Alla fine ha avuto ragione l'angioletto. Sabato sera, al termine del massacro degli arancioni, un ragazzo olandese, triste per la disfatta dell'Olanda contro la Russia, mi ha confessato tra un vinello e l'altro che stava proprio cercando un Pionier 9 da restaurare, così l'ho messo in contatto col mio capo che sta contrattando con lui. Yuk! In quanto a noi ci stiamo orientando su un J35 o J36 dell'americana JBOATS. E' un vecchio modello planante e molto veloce con vele piacevoli da usare in tutte le andature. Ne vendono più di uno in Francia e parecchi in America a prezzi davvero buoni, date le caratteristiche della barca. La ricerca è in corso, vedremo l'esito. Dalla Francia all'Olanda ce la dovremmo cavare con una decina di giorni di navigazione, mentre dagli States... Orrore, non ci voglio davveropensare. Abbiamo deciso di vendere il Mini 6,50 e abbiamo trovato un potenziale acquirente in Italia, quindi tutto è di nuovo in gioco. C'è stata anche la piccola parentesi della mia casa in Italia, che sembrava davvero fosse vicina al passare in mani altrui, garantendomi i soldi necessari alla barca più grande e a un piccolo investimento in un'altra casa... Ho sognato per i tre giorni di trattative, navigando nuovamente tra il sito degli amati Hallberg Rassy (ho trovato un formidabile HR49 che se lo scoprisse DSS mi romperebbe le palle allo sfinimento per convincermi a prenderlo...) e tra i più economici Beneteau Oceanis che non mi fanno impazzire ma che sono decisamente meglio di un calcio allo stomaco. :-) Poi, leggendo Moana, la crociera d'altura di Franco Malingri e Mario Devetag, ho scoperto un sacco di cose nuove, tra cui i progetti dei vari Moana realizzati da Franco Malingri & Co. Il 45 è notevole ma Cupido mi ha flagellato con il Moana39 e non contento ha fatto anche la spia a DSS che adesso infierisce dalla spalla per convincermi che non esiste null'altro di meglio in acqua... Insomma non riesco davvero a trovar pace! Usati non ce n'è o forse io non son capace di trovarli quindi dovrei rivolgermi ai Malingri per la costruzione di uno particolare ma non ho abbastanza soldi e poi... Poi
niente, la casa non l'ho venduta e sono di nuovo con le pezze al culo. E tra due settimane vacanze in Italia... Senza barca... Quindi mi consolerò con l'Optimist dei cuccioli e con del gran bel windsurf (spero!). Ieri Flavio per la prima volta mi ha chiamato per nome al telefono. Ho quasi pianto, mi manca da morire, fortuna che Franco e Francesca mi tengono aggiornato. Li sento quasi ogni due giorni su skype e mi raccontano delle sue bravate. E poi per mia fortuna gli parlano sempre dello zio che vive lontano e che insegue i suoi sogni... Non è facile, amo la mia libertà ad ogni costo ma il mio cuore non è abbastanza duro da non farmi soffrire per queste mancanze. Forse imparerò o forse no, mi chiedo a tutt'oggi se il cuore può imparare le lezioni della vita. Non lasciarmi morire...La lingua di terra dove attraccano le barche del cantiere è un'isola di rifiuti. In passato doveva esserci la discarica di Amsterdam poi, a quanto ho capito, hanno riversato sui rifiuti sabbia e terra, creando una penisola che, prima del lago e delle isole sul North sea, serviva da base per le chiuse dell'alta marea. Ora è bellissimo, uno shipyard dopo l'altro pieni di barche, classiche e moderne, sporche e pulite, una gran varietà di tutto e di più... Una baldracca che dopo il lavoro si cambia le mutande senza fare il bidet! Ed è proprio così che al lavoro ho chiamato la loro terra, all'ennesima battuta sull'Italia e i suoi rifiuti napoletani. A parte questa piccola parentesi cinica, mi trovo benissimo, sia con i ragazzi che con il capo. Ora mi ha trasferito al reparto delle barche nuove e la fiducia riposta in me sembra aumentare di giorno in giorno, va tutto molto bene insomma, anche con Petra ed i ragazzi... Ma quella vocina continua a distrarmi... "Non lasciarmi morire, sono una buona barca..." Mi sembra di rileggere le righe di Bernard Moitessier in " Capo Horn alla vela - 14.000 miglia senza scalo". A volte davvero fatico a concentrarmi sul lavoro e una forza immane contrasta i muscoli del collo facendomi girare a guardarla, laggiù abbandonata a se stessa e agli agenti atmosferici. Quando un uomo instaura un rapporto con la sua barca, tale da voler costituire un dialogo, ritengo debba prendere in considerazione l'idea di muoverla sulla scacchiera delle priorità e così, senza troppi giri di parole, mi sono intrufolato nella cabina della barca che, da più di un mese, cerco di acquistare. E' davvero in cattivo stato all'interno. Il vecchio proprietario ha vissuto nella barca in secca per gli ultimi due anni, abbandonandosi all'alcool. Ora credo sia in qualche "altrove" senza barca ne quattrini. Ho trovato le sue foto tra le mappe nautiche nel cassetto del tavolo da carteggio, gli armadi strabordano di abiti immondi, mentre la libreria è piena zeppa di libri olandesi sulla marineria e tattiche di navigazione; doveva essere un marinaio coi fiocchi, le rotte tracciate sulle mappe non lasciano spazio a dubbi. Pare fosse solito veleggiare dall'Olanda all'Inghilterra e quella del porto di Plymouth è una delle mappe più consumate, ciò significa che percorreva la Manica in quasi tutta la lunghezza. La barca è piena di cicche di sigarette e bottiglie vuote di un pessimo vinaccio-tappo-a-vite, così l'odore di muffa e fumo freddo è atroce ma ho resistito per valutare bene lo stato dello scafo e dei mobili. A parte la puzza terribile, questo caos mi ricorda la cantina di mio nonno, con i bottiglioni di vino vuoti e le candele consumate nella contemplazione del vino. Ed è nel buio che l'intimità tra la barca e me prende forma. Osservo in silenzio ogni dettaglio e vedo il navigatore prima dell'alcolismo alle prese con le manovre di corda, alle vele, al tavolo da carteggio. E' quasi buio qui dentro, non sento quasi più l'odore, dovrei rimuovere i teli che la coprono, dovrei tornare a lavoro, non dovrei essere qui... "Non lasciarmi morire, ti supplico, mettimi di nuovo nell'acqua, andremo dove vuoi tu ma non lasciarmi morire qui in secca, piuttosto affondami." "No, non ti affonderò e non ti lascerò qui a morire d'abbandono, sporca come l'underground della penisola baldracca." Contrariamente alla regola numero uno dei buoni affari ho messo fretta a tutti per concludere l'acquisto così la compagna del proprietario si è resa finalmente disponibile per consegnarmi le vele e la strumentazione di bordo. Ovviamente questo scherzetto mi è costato mille euro in più ma finalmente la barca non è più in stato d'abbandono. Quattromila euro per dieci metri di passione da restaurare in toto. E' mia adesso ed io sono suo! Ma Lei ancora non lo sa. Voglio aspettare di avere la carta di proprietà per iniziare i lavori, per scattare le prime foto e per prometterle lunghe veleggiate altrove. Potrei anche venderla l'anno prossimo ma almeno non morirà sotto i miei occhi in questo cantiere navale, piena di muffa e cicche di tabacco. Forse potremmo navigare fino in Italia percorrendo il mare del Nord, la Manica, un pezzetto d'Atlantico ed il Mediterraneo. Si, sarebbe bello, forse si farà o forse non con Lei. Ora devo trovarle un nome, credo che in origine fosse Fortuna 2 ma non sono sicuro. Eudore, figlia del titano Oceano e della titanide Teti, sorella dei tremila fiumi e delle tremila oceanine (2999 off course :-), nella mitologia greca significa la fonte che da buoni doni all'uomo ed è altresì il nome che vorrei dare alla barca. Ci penserò bene e sarà buffo vedere la sua faccia, finalmente al sole, quando glielo dirò...
Osmosi... Piove... Non lo faceva da ben due settimane, forse addirittura tre :-( Abbiamo messo in secca il Mini per pulire la carena e dare l'antivegetativa ma, ahimè come sempre, sai quando togli la barca dall'acqua ma non quando la rimetterai a mollo. La carena è piena di bolle da osmosi... Ho iniziato a carteggiarla sotto la linea di galleggiamento e la misurazione dell'umidità ha dato valori davvero preoccupanti. Temo che il gelcoat sul poliestere non sia sufficiente; in alcuni punti addirittura ho trovato tracce di Primer sul poliestere stesso, in parole povere, hanno verniciato la barca anche laddove scarseggiava il gelcoat. E' una tristezza! Per lo più si mette anche il maltempo. Oggi avrei dovuto finire di carteggiare tutta la carena per poi aprire le bolle e far asciugare i microcrateri ma... (svariate e silenziose parolacce invadono il post...) Ieri sera su skype abbiamo incontrato Alessandro, il costruttore della barca, che si è reso disponibile per risolvere il problema ma ciò potrebbe ritardare l'entrata in acqua. Vedremo il da farsi, alle brutte chiuderò tutte le bolle con stucco poliestere, una mano di primer e poi l'antivegetativa, poi a luglio durante le vacanze in italia la spediamo da qualcuno che possa sistemarla all'asciutto. Petra è molto triste, la sua barca è malata e necessita di cure. Giorni fa parlavamo di venderla per comprare qualcosa di più grande ma non è ancora il momento. Poi c'è da dire che non riesco a togliermi dalla mente il Van de Stadt abbandonato al cantiere. Il prezzo proposto è sceso un pochino, con tremila euro dovrei poterlo prendere ma la persona responsabile della barca, per conto del proprietario latitante, non si pronuncia ancora. Devo portare pazienza. Se poi tutto procede per il verso giusto, dovrei poterlo mettere in acqua ad ottobre, completamente restaurato, quando tutti spostano le barche all'asciutto per l'inverno. Poi nella prossima primavera si vedrà ma, vendendo entrambe le barche, contiamo di poter prendere un cabinato più grande, intorno agli undici metri. Il lavoro procede a meraviglia, sto imparando un sacco di cose nuove che mi torneranno utili anche in futuro. Una delle cose belle del lavoro di restauro alle barche è che mi consentirà di spostarmi ovunque nel mondo, purché ci sia il mare nei paraggi. Di barche il mondo è pieno, così come è pieno di armatori che non amano effettuare la manutenzone dei loro costosi giocattoli... Buffo vero? In poche parole, Petra ed io stiamo pianificando una fuga coi fiocchi, premeditando tattiche di sopravvivenza ovunque nel mondo. Lei è molto quotata nel suo lavoro di tappezzeria d'interni e si sta interessando per convertirlo in riparazione e cucitura di vele e accessori per le barche. E i due cuccioli? Che ne sarà di loro quando partiremo? Mi domando se Lei mai riuscirà a mollare gli ormeggi e la risposta è ancora dubbia. E' un'ottima madre quindi escludo che decida di muoversi senza di loro prima che siano indipendenti e sono certo che cambierei la mia opinione su di lei se lo facesse, quindi va bene così. Il piano di trasferta a Barcellona, previsto per il 2009/10 prenderà forma quest'estate, durante le vacanze estive, quando potremo parlare con calma ai cuccioli e valutare le loro reazioni. Credo che saranno loro a decidere il luogo di destinazione della prima tappa della fuga da Amsterdam, anche perché dovranno entrare in nuove scuole con nuovi amici e una nuova lingua, mentre noi siamo aperti a tutto, purché l'economia del luogo prescelto ci consenta di mantenere i cuccioli e noi due, che di vizi costosi ne abbiamo non pochi. Ad ogni modo, per ora i cuccioli preferiscono l'Italia alla Spagna quindi tutto è aperto ad ogni evenienza, anche se preferirei non tornare al mio paese di origine o almeno non adesso... Che gran casino! Ma tutto è vita, meravigliosa, divertente e complicata vita. : ) PS: Dopo tutto questo tempo di assenza, sono molto sorpreso per chi ancora passa di qui a leggere ma è davvero un piacere. Purtroppo a differenza del passato ho pochissimo tempo per stare al computer, quindi mi perdoni chi non mi vede a ricambiare i saluti ma un abbraccio e fiumi di sorrisi li lascio qui per tutti quanti. Grazie Ciao e a presto Old dutch sailingboat in MarkermeerSenza motivo apparente
Riprendo a scrivere, senza motivo apparente. Ne sento il bisogno. Il tenere un diario di bordo mi aiuta ad aumentare l'emotività degli eventi che si susseguono allo straniero che sento sempre più di essere... Non è facile la vita dello straniero ma, d'altro canto, lo sapevo già. E' lontano ormai il tempo di Lanzarote e Fuerteventura, meno invece quello dell'abruzzo e del trentino. Ovunque vada sono uno straniero alla ricerca del seguito del proprio viaggio. E senza tregua, il viaggio continua. L'unico vantaggio dell'Olanda è che, nonostante riesca a parlare correttamente altre quattro lingue, l'olandese davvero non lo capisco e così mi evito tutto quel fiume di parole che esce dalle bocche degli sconosciuti. Speravo di poter aprire un locale di ristorazione che, viste le esperienze culinarie che ho "subito" qui ad Amsterdam, sono certo avrebbe avuto successo ma come è risaputo, l'acqua va al mare e i soldi vanno dai soldi... Così, non essendo io il mare e tantomeno in possesso di grosse quantità di denaro, ho scelto di intraprendere un nuovo mestiere che, comunque, sognavo fin da bambino e che, ottima cosa, non richiede investimenti iniziali. E così tutte le mattine mi alzo dal letto e guardo dagli oblò di Hendrika Jacoba per valutare la situazione meteo, poi, dopo il caffè che Petra mi porge a tuttoggi nel letto, salto sulla bicicletta per recarmi al cantiere navale dove mi accingo a riparare e restaurare barche in legno... Qui lavorano diversi altri ragazzi, alcuni, come me, restauratori ed altri, carpentieri, si dedicano alla costruzione dei nuovi motoscafi che percorreranno i canali di Amsterdam guidati da ricchi armatori. A proposito di barche, ho trovato un'occasione. E' una barca a vela davvero malconcia che con pochi soldi e tanto lavoro potrei portare a casa. Si tratta di un cabinato di 32 piedi del prestigioso cantiere Van Der Stadt, si chiama Pioneer ma poco conta il nome. Lo scafo è molto stretto, uno di quei modelli da regata dei primi anni ottanta (in questo caso trattasi di una prestigiosa avanguardia dei più lontani anni settanta) ma potrebbe ancora dare soddisfazione anzi sono certo che le darà. Certo è ancora un po' troppo piccolino e vecchiotto per farci la traversata dell'Atlantico ma potrebbe essere un buon investimento per rivenderlo e comprare altro. Al momento mi alleno con Petra su un Mini 6,50, barca fenomenale utilizzata per la Transat in solitario dalla Francia al Brasile. Per ora fa ancora molto freddo in acqua, troppo per il windsurf ma buono per la vela. Segue una foto della penultima uscita di cinque ore con temporale che, girogirotondo, a furia di scappare ce lo siamo beccati proprio su una bolina stretta con un bel groppone improvviso. Abbassiamo il fiocco e pensiamo a dare una mano di terzarolo alla maestra ma appena il fiocco è giù molla tutto... Bagnati fradici ma felici, nell'attesa che torni il vento, consumiamo la bottiglia di Pinot Grigio e i panini al burro e salmone. Altre due ora di navigazione e siamo di nuovo al porto a parlare di modifiche da fare alla vela e al boma del gennaker. Intanto i posti barca tornano ad essere pieni, tutte le barche escono dal letargo e mentre cambiamo gli abiti bagnati, altri velisti issano gli alberi sulle barche. A seguire, la domenica successiva un uscita tranquilla con Roman, il più piccolo dei due cuccioli che si appresta ad essere un ottimo velista. Le prossime domeniche sarà una ressa, segno che l'estate si avvicina. E' bene che mi abitui a questo clima perché anche se qui in barca già si parla di trasferirci a Barcellona, non credo che ci sposteremo prima di un paio d'anni. Markermeer col Mini 6,50 Roman al timone sul Mini 6,50Senza titolo"...la voce che cantava nella prua mentre Joshua filava al massimo della velocità: "Sono una buona barca, datemi vento e vi darò miglia... Datemi vento... Sono una buona barca..." Capo Horn alla vela - 14.000 miglia senza scalo [1969] :: Bernard Moitessier
FineIl percorso che abbiamo in mente di compiere è più complicato e lungo del previsto e al momento non riusciamo a comprare la barca che vorremmo. Abbiamo cercato a lungo scartando i Gulet turchi per via dell'impossibilità (o comunque per l'inaffidabilità) di utilizzarli nella navigazione oceanica. Quindi ci siamo orientati verso un "moderno" 40 piedi, ovviamente di seconda mano. La barca che si avvicina a ciò che cerchiamo è l'Hallberg Rassy 46 ma per ora sogniamo tra siti internet e broker situati nei porti a noi più vicini. Il costo della scelta che abbiamo fatto è molto elevato, sia per la barca nella quale vivremo, che per ciò che andremo a fare in futuro, quindi per non fare passi troppo lunghi ci siamo presi due anni di accumulo risorse, durante i quali miglioreremo le nostre tecniche di navigazione e lavoreremo come matti per accumulare denaro utile a proseguire altrove l'avventura. Probabilmente per i prossimi d'anni rimarremo a bordo di Hendrika Jacoba, ormeggiata nell'Amstel qui ad Amsterdam, poi si vedrà. Come già altre volte ho fatto, mi fermo con il blog, però stavolta senza chiuderlo. Lascio aperto anche Camera Obscura per concedermi di curiosare tra quello che è stato degli anni passati e anche perché altrimenti zia Sandy non mi perdonerebbe davvero. ;-) Un caro saluto ai veri amici, di vita e di blog, che mi hanno accompagnato fin qui. Enjoy the life... Yuk Foto presa dall'archivio Hallberg RassySinterklaasIeri sono andato a montare una cucina insieme a un amico olandese e sono rimasto sconvolto dalle scale delle case. Qui la geometria davvero è un'opinione e le rampe delle scale sembrano dei dipinti di Escher. Ogni volta che ho osservato i goffi tentativi di uccidersi degli addetti ai traslochi, mi son chiesto come mai rischiassero la vita elevando i mobili dalle finestre con delle funi tirate a mano e senza sicurezza, lungo le carrucole poste di serie sui tetti delle case. Ora mi è chiaro, oltre all'impossibilità del passaggio dei mobili dalle scale, il rischio di rompersi una gamba rotolando giù da quelle rampe infernali è davvero maggiore della possibilità che la fune sfugga dalle mani degli operai, lasciandogli precipitare addosso tutto il materiale appeso, mobili, pianoforte o cassaforte che sia (le ultime due citazioni vogliono rendere omaggio ai cartoons più conosciuti).
Sono stato investito in pieno dal vortice di Sinterklaas. Non conoscevo questa festa nordica che, in poche parole, è quella che più si avvicina alla visita che "riceviamo noi" da Babbo Natale. O almeno credo... Due giorni fa ho indagato sulla destinazione della testa di carta che stavo assemblando insieme a Roman (il più piccolo dei due cuccioli) e ho scoperto trattarsi di una "surprise" ovvero il contenitore del regalo per un suo compagno di scuola... Cavolo mi sembra complicato! La barca è stata, per una settimana intera, piena di fogli di giornale, colla da tappezziere, tessuti vari per l'abito di un fantoccio di South Park (la "surprise" di Rikke, il più grande dei cuccioli) ed altri accessori del faidate e per che cosa? Per assemblare degli enormi contenitori per regali da meno di 5 euro... Poi ci sono arrivato. Il Natale in Italia (credo anche nel resto d'Europa) è stressante proprio per l'aspetto consumistico che la festa caratterizza, mentre Sinterklaas mi sembra differente, nel senso che richiede una notevole creatività perché i regali devono essere attinenti alle caratteristiche personali del ricevente e vanno impacchettati in qualcosa che ne accentui le suddette caratteristiche, infine il tutto deve essere accompagnato da una poesia scritta in rima. Inutile dire quanto l'esecuzione di ciò avvicini i più piccoli ai genitori e anche se la tendenza è quella di sputtanare il ricevente del regalo davanti a tutti, alla fine è davvero divertente. Non faccio esempi perché già temo di ricevere qualche regalo in una grossa testa pelata o peggio ancora, come sono stato più volte minacciato, in un enorme barattolo di nutella bianca. Mentre sono qui a scrivere, Petra è di là che compone le rime in olandese per i regali e tra poco credo che usciremo a fare gli ultimi acquisti. Devo anche comprare degli anelli per fissare meglio il telo sul tetto in legno della barca, che con vento forte spesso sbatte rischiando di rompersi.
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Well, di ritorno dalla ferramenta ho trovato sul tavolo una confezione sospetta di vini... Prima avevo omesso di raccontare dell'elenco dei desideri che abbiamo compilato l'altra notte tutti insieme. Nella notte successiva sarebbe dovuto passare Sinterklaas o forse uno dei suoi Zwarte Piet per svuotare delle liste, le scarpe di ognuno di noi e per prendere mele e carote per i suoi cavalli in cambio di caramelle (la storiella è una specie di incrocio tra babbo natale e la befana) ma alla fine son sempre papà e mamma che si stressano a organizzare tutto. Viste le caratteristiche di A'dam, oltre a una barca a vela svedese da 62 piedi (allo scopo ho sfruttato lo strepitoso consiglio di stoico epicureo) e un'alternativa più piccola da 42 piedi, avevo richiesto una cassa di vino bianco e una meravigliosa bicicletta blu usata! Ok, ora torno in barca e cosa trovo sul tavolo? Una cassa di vino (senza vino), contente carta vetrata, kit di riparazione per le ruote, lampadine di ricambio, campanello, lucchetto e un meraviglioso barattolo di vernice blu! La bicicletta giace di fronte al laboratorio di Petra, abbandonata da oltre un mese. :-))) Yuk
Ma quante belle cose madamadorè (o come cacchio si scrive...)Negli ultimi giorni ho avuto diverse buone notizie e, anche se l'ansia che ne accompagnava gli eventi mi ha un po' stressato, devo dire che adesso mi sento meglio. Nulla è finito perché la vita è un ciclo inarrestabile di eventi e la voglia di viverli fino in fondo non consente alcuna tregua. Forse è per questo che la vita è così bella! - Ho due amici che sono per me come fratelli, Franco e Antonio: Franco è il padre di Flavio. Due giorni fa il piccolo Flavietto ha dovuto subire un delicato intervento alla testa ma fortunatamente è andato tutto liscio, ora sta bene, tranne il fatto che, essendo un torello scatenato come papà e zio, non riescono a tenerlo fermo nel letto con la benda sulla ferita così ogni tanto devono addormentarlo ma giurano che sia solo questione di qualche giorno. Flavio ti voglio bene e ci sarò sempre, anche se vivrò un po' più lontano... Antonio invece è diventato qualche giorno fa il padre di Lucrezia (foto allegata) e non sembra vero come sia diventato buono e dolce, contrariamente alla tendenza precedente ad essere bastardo col mondo (non ha mai avuto torto su questo). Forse così è troppo ma sono certo che saprà trovare la giusta via di mezzo. Non dimentico le loro compagne, Francesca e Michaela, fondamentali complici nella "realizzazione" di queste due meraviglie: Flavio e Lucrezia! - Finalmente sono di nuovo ad Amsterdam e oggi inizierò l'iter per la mia nuova attività che verrà in aprile (spero), quindi ricerche di mercato, osservazioni dell'eventuale concorrenza, richiesta preventivi, lunghe file agli sportelli delle tasse e ambasciata... ecc. ecc. Ma sono gasatissimo e felice (se fossi anche ricco sarebbe perfetto!) :-) - L'essere di nuovo ad Amsterdam significa svegliarmi al mattino con Lei a fianco e, talvolta, anche coccolare i cuccioli capricciosi la sera, prima di andare a letto. Ieri appunto, Rikke non voleva andare a letto con la scusa di far festa al mio ritorno, così ho dovuto promettergli di organizzare un grande party per sabato sera; guarderemo un film di STAR TREK e cucineremo dolci tutti insieme. Nel pomeriggio invece, Roman ed io, abbiamo lavorato a un enorme testa di carta, fatta con colla da parati e fogli di giornale su un telaio di fil di ferro. E questa mattina con Lei, di nuovo coccole e caffè a letto. Yuk - Poco fa, guardavo nell'Amstel un enorme barca da trasporto fare manovra per entrare in un canale laterale, la sua enorme mole ha fatto ballare la nostra barca per 5 minuti, ricordandomi quanto bello sia vivere sull'acqua. A volte dalla vetrata della ex-cabina di pilotaggio, mi soffermo a guardare le barche passare, con una tazza di caffè bollente tra le mani. E penso, penso, penso... Agli eventi, nella mia vita, che sono stati e a quelli che verranno... E sorrido! - Non posso scaricare le foto sul server di Libero perché dall'estero non accettano upload. L'assurdo nell'assurdo! Internet non ha confini a differenza della realtà; ad ogni modo vorrei ricordare ai gestori di Digiland che anche nella realtà, i confini tra Olanda e Italia sono stati aboliti ormai diversi anni fa. Ce n'è sempre una con voi... Ad ogni modo, per ora, le foto le caricherò su un altro spazio a mia disposizione che, pur non chiamandosi come voi, è libero davvero! 
Give me your hand
Vado a letto con questa musica, che rimarrà accesa tutta la notte a baciare i miei sogni. Mi muoverò tra le lenzuola come un serpente, come la manta nell'acqua e avvolgerò il tuo corpo con le mie mille braccia e con la punta delle dita ti sfiorerò in ogni punto, aspettando di vederti spalancare la bocca per baciarti la spina dorsale, vertebra dopo vertebra... Secolo dopo secolo, come il vento, che da sempre soffia sui mari che andremo a navigare. Vedo nei sogni onde alte e lunghe, in una tempesta nel Pacifico, oceano che da sempre temo, e fatico a respirare per l'acqua salata che mi riempie la bocca. Mi piace. Dammi la mano...

On Air :: Dracula
Ravioli di pere, zola, miele e uvettaNell'attesa di prendere il prossimo aereo, sperimento nuove ricette e alcune, perbacco, sono da dedicare. Questa è per la mia amata zia Sandy. Bisogna però dire che questa dedica è motivata dal fatto che quest'anno, la routine dei nostri "incontri scambisti" sarà, ahimè, interrotta (sembra roba porno ma in realtà la rifornisco di noci e le svuoto la dispensa delle marmellate)... :-) E qui confesso, cara zia, che non riuscirò a portarti le noci, a causa della terribile influenza che mi ha rubato tre preziosi giorni dal programma di permanenza in Brianza! :-( Dunque, tornando ai ravioli, segue una ricetta "incerta"... Incerta per due motivi: Primo perché non sono un bravo chef e, essendo convinto che ognuno debba godere dei propri giochi, voglio lasciare aperte quelle variabili di cucina che ognuno può così implementare nella propria conoscenza a riguardo. Secondo, perché non sono convinto che sia una cosa per tutti, di conseguenza non credo di potere ne' voler insegnare a nessuno la cucina che, a mio avviso, è un'arte meravigliosa che trova massimo sfogo godereccio nell'improvvisazione con ciò che il frigo o la casa offrono... (godo come un riccio a fare lo stronzo, si si). Ingredienti: Per la pasta: 100 gr. farina di grano duro 100 gr. farina integrale Acqua quanto basta. :-) Per il ripieno: Burro - un generoso cucchiaio per cuocere le pere Latte - mezzo bicchiere o meno Pera - se grande una può essere sufficiente tagliata a pezzetti. Uvetta - immergetela per tempo in acqua tiepida così da averla pronta all'uso Miele - potete variare quantità e tipo di miele per adattare il sapore ai vostri gusti comunque ne ho usato un grosso cucchiaio di millefiori. Gorgonzola - io avevo solo quello dolce ma sperimentate pure con quello piccante così poi mi dite... Per il condimento: Olio extra vergine d'oliva e aceto bianco Speck - preferisco le fettine ai cubetti, perché si rosolano meglio quando li sgrasso con l'aceto ma a ognuno i suoi gusti. Patate - Ne basta una, per risparmiare tempo l'ho affettata sottilissima per cuocerla nell'acqua dei ravioli in meno di un minuto. Formaggio grattuggiato, Parma o Reggio decidete voi o in alternativa non mettetelo e spruzzateci sopra dell'aceto balsamico :-P Iniziamo col condimento dei ravioli così da poterlo far raffreddare in frigorifero, altrimenti sarebbe troppo liquido per farcire i ravioli. Sciogliete il burro e cuocete le pere per qualche minuto aggiungendo del latte in modo da non farle asciugare troppo. La dimensione dei pezzi di pera è a vostro gusto ma nel ripieno tende a sparire il sapore quindi ci farei dei cubetti al posto delle fettine che ho fatto al primo esperimento. Aggiungere il miele dopo un paio di minuti e lasciar amalgamare il tutto. Alla fine aggiungere il gorgonzola (foto 1). A fusione avvenuta lasciar raffreddare il "malloppo" in frigorifero. Se riuscite a farlo il giorno prima è meglio perché sarà più solido in fase di farcitura. E ora passiamo alla pasta... Niente uova ne sale in questa pasta per ravioli, quindi miscelare bene le differenti farine e aggiungere acqua. Per fare una buona pasta, gli ingredienti (acqua compresa) devono essere tutti a temperatura ambiente. Io uso una scodella di vetro e cucchiaio di legno per iniziare l'impasto, perché odio l'effetto appiccicoso del primo passaggio d'impasto, dopodichè lavoro la pasta fino a renderla omogenea, immaginando di avere tra le mani la faccia della mia insegnante di matematica della superiori... :-) Bene, avvolgete la prof. di matematica nella pellicola per alimenti e lasciatela in frigo per una mezz'oretta durante la quale preparerete il condimento per i ravioli se volete mangiarli subito dopo. Ho condito l'esperimento come segue perché volevo aumentare l'effetto del salato in contrasto al dolce del ripieno ma probabilmente utilizzando il gongonzola piccante, potrete condirli con burro e salvia per avere comunque un buon equilibrio, anche se può esserci il rischio di uccidere le pere senza quindi sentire il contrasto che tanto mi è piaciuto nell'esperimento. Mettete a bollire l'acqua per cuocere i ravioli e usatela provvisoriamente per cuocere le fettine sottili di patata. Contemporaneamente soffriggete lo speck fatto a fettine sottili nell'olio extra vergine di oliva, quindi sgrassatelo con l'aceto bianco e, ad aceto evaporato, aggiungete le fette di patate appena cotte, spezzettandole grossolanamente con un cucchiaio di legno. Bene, spegnete il condimento, abbassate il fuoco sotto l'acqua di cottura delle patate per non farla evaporare e preparatevi a lavorare la pasta dei ravioli. Il grado di umidità che deve avere la pasta non ve lo dico, perché a me da bambino, mamma e nonne mi han sempre e solo detto che deve essere abbastanza umida da consentire che si attacchi nella chiusura del raviolo, quindi divertitevi anche voi... :-) Stendete la pasta formando le classiche strisce e se volete i ravioli grandi usate un contenitore da macedonia o un bicchiere al posto dei raviolatori che invece li fanno piccoli e dagli scarsi contenuti. (foto 2) Conviene depositare l'uvetta al centro del raviolo ancora aperto, perché se la mischiate con il ripieno dovrete poi cercarla col cucchiaio al momento della farcitura, invece così il contenuto sarà uniforme. (foto 3) Ora aggiungete il ripieno a piacere; nella foto (4) il ripieno è liquido perché ho voluto fare tutto subito e, dall'impasto all'assaggio finale, son passati circa 40 minuti ma consiglio di farlo raffreddare bene per poterne mettere di più nel raviolo. (Foto 5) Chiudete i ravioli ed riportate ad ebollizione l'acqua dove avete cotto le fette di patate. I ravioli cuociono in un minuto scarso, quindi accendete di nuovo il condimento per riportarlo a temperatura. Cuocete i ravioli e metteteli in un piatto piano (caldo!!!) con a decoro 3 fette sottili di patate che avrete cotto in più allo scopo. Adagiate i ravioli nel piatto e copriteli a piacere con speck, patate e scegliete voi se usare del formaggio o dell'aceto balsamico per condire e decorare il piatto, insieme a pomodorini pachino tagliati a metà e foglie di prezzemolo... YUK  L'evoluzione procede...Bene, ho deciso cosa fare di questo blog! Adoro i photoblog da sempre ma non sono mai riuscito a trattenermi dal riversare parole qui dentro, così in questi giorni, tra i deliri dell'influenza e gli atroci mal di testa, ho pensato a come riconfigurare il template, per provare a mostrare le foto in tutta la loro espressione. Così, sotto l'header, inserirò la foto in grande (ringrazio Gelsomina a volte che col suo meraviglioso blog mi ha inconsapevolmente suggerito l'idea) per poi riportarla in piccolo nel post dedicato. Niente archivio a vista, solo la foto del momento e il post dedicato così da rendere il blog più leggero. Qui nel post riporterò gli occasionali deliri, semmai ce ne saranno, anche se tendenzialmente credo che i tags più utilizzati saranno il "senza parole" e le varie località geografiche che mi spiace di non aver inserito nelle foto del passato. Che altro? Ah si, tra le novità c'è anche che vorrei provare a cambiare lavoro. Sono stufo di fare fotografia per soldi, così dopo l'inverno, che mi fornirà le scorte per abbandonare definitivamente l'Italia, lascerò questo mestiere per qualcos'altro... E sono sicuro che, dopo, scatterò le foto più belle della mia vita. Di nuovo, come ai bei tempi... Uno scatto alla volta, con molta calma! One shot... 
Evoluzione...E sono di nuovo qui, in Italia da meno di 48 ore e già con melanconia atroce alle ginocchia. Mi mancate tanto ma il lavoro è lavoro. Devo finire delle cose, iniziarne delle altre, racimolare qualche soldo con lavori "al volo" e tra qualche giorno sarò di nuovo da voi. Sto imparando ancora che mai nulla è deciso in maniera irremovibile e che la vita continua ad essere sperimentazione, novità sempre dietro l'angolo e la meraviglia della vita che mai finisce di sorprendermi.
Ho fatto poche foto in questi giorni nei Paesi Bassi ma mi riprometto di farne sempre di più e ancora, ancora. Fino a consumarmi le dita...
Ho messo sul desktop del Mac la tua foto in camera da letto, perché racchiude tutto ciò che mi rende felice ora.
Gli oblò al posto delle finestre che testimoniano l'assenza di fondamenta e la presenza liquida sotto ai piedi che è instabile solo all'apparenza...
Il mio zaino fotografico aperto sul letto a significare la mia presenza lì...
I miei abiti piegati fuori dalla valigia (davvero raro questo evento!)...
La botola del pozzetto mi ricorda Piraat, il gatto, che mi svegliava per farsi aprire il passaggio verso l'aria fresca...
Il letto che ha visto coccole, passione e litri d'olio per massaggi...
La luce che avrebbe dovuto illuminare il monitor di un portatile alla ricerca della giusta barca e invece sempre spento a lasciar spazio ai sogni....
E poi quella figura femminile che tanto adoro, con il volto nella mano, indispettita dalla fotografia...
  
Bene è arrivato anche per questo blog il momento di mutare. E' da giorni che cerco di chiuderlo ma davvero non ci riesco, così rimarrà qui a testimoniare, sicuramente molto lentamente, i passi futuri verso una nuova vita a quattro, sei, otto... Ma che dico? A dodici zampe!
Noi due, Rikke, Roman, Piraat (quadrupede per pigrizia).
La vita si evolve e la sperimentazione continua; in mare le strade sono aperte in tutte le direzioni e spero che presto dall'Amstel passeremo al North Sea e poi Mediterraneo con rotta verso Grecia e Turchia... O chissà che altro....
With love
Angelo
Lascio nell'aria buona musica... Ashram - Shining Silver Skies Senza titoloLast words for a single:
"Oh shit, I'm in love..." : )
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